
Quest’uomo me lo voglio ricordare così. Capellone, ma capellone davvero…
Barba incolta e sigaretta in bocca. Egregio lanciatore di bottiglie vuote dal palco, nonchè sbronzone che sbaglia l’attacco di raccordo nel medley “Senza Vento”/”Milano”, in occasione del meraviglioso live “Senza Tempo, 10 anni”, album classe 1998, anno della sua dipartita dai Timoria.
Lo voglio ricordare cantare canzoni scritte da Omar Pedrini, canzoni con un’anima ancora genuinamente rock e, cazzo, quando i Timoria sedevano a pieno titolo nell’olimpo del rock italiano, insieme a certi signori che rispondevano ai nomi di Gianna Nannini, Litfiba – quelli veri, non quelle cazzate alla Piero Pelù solista, alla Ghigo col nuovo cantante di cui mi ripugna citare il nome, così come Gianna che duetta con Fabri Fibra; quando la sua splendida voce dava forma a qualcosa di vero ed importante, semplicemente qualcosa di ROCK, rock vero, senza fronzoletti volatili e stupidamente normali, come il generale plasticume musicale che ci offende tutti i giorni su MTV.
Ecco, me lo vorrei tenere così, sulle note di Sangue Impazzito e senza dover leggere sui giornali che anche lui, ennesimo pseudo impegnato, avrà l’incredibile originalità di tributare la musica italiana di una volta..






