Sfigato ad ogni costo
di Bellasbronza

Lo ammetto. Sulle canzoni coverizzate, in generale, sono un po’ prevenuta.
Non che le disprezzi a prescindere, sia chiaro, ma non sempre le trovo necessarie. Insomma, se io fossi un artista di successo potrei pensare di fare una cover per omaggiare un mio idolo, o perché voglio svecchiare un pezzo al quale sono molto affezionato, o perché sono stato una chiavica di artista nella mia vita e cerco di darmi un tono. Oppure potrebbe avermelo imposto la casa discografica.
Non li trovo tutti motivi validi, ma sono motivi. E molto spesso ci hanno regalato cover memorabili come la It’s oh so quiet di Bjork (che ad esempio è un pezzo di Betty Hutton), la Knocking on heaven’s door dei Guns’n’ Roses, la What a wonderful world dei Ramones, la Helter Skelter degli Aerosmith (e non solo), solo per citare le prime che mi vengono in mente. Ok, potranno non piacere a tutti, ma io le trovo degne reinterpretazioni. Badate bene, non copie o manipolazioni.
Molto meno interessanti mi sembrano quelle cover di tradizione (o peggio, traduzione) italiana che tra gli anni ’60 e ’70 andavano fortissimo qui da noi, facendoci per altro fare la stessa figura di quegli italioti che vanno a visitare le rovine dei templi greci e dicono “mbè pure noi ce li avemo sti quattro sassi, che ce siamo venuti a fa’?” (questa è una mia fedele cover di un discorso intrasentito intorno alle rovine di Ostia antica). Ad esempio, Celentano che si sforza di cantare la spaghetti-Stand by me, io non lo reggo.
Insomma, forse a volte sarebbe meglio torturarsi lo scroto per cacciare un pezzo proprio piuttosto che torturare quelli altrui con un pezzo assolutamente inutile.
E allora perché un cantante rock italiano, con una carriera trentennale alle spalle, con milioni di fan sparsi in tutta Italia, e milioni di euro sparsi per le banche, sente il dovere di cimentarsi in un’impresa come Creep dei Radiohead? Caro Vasco, ma non era meglio se quella sera ti guardavi la tv, come si dice in questi casi?
D’accordo che non è la tua prima cover, e ammetto che Gli spari sopra aveva un suo fascino, ma cosa aggiunge un testo come quello di Ad ogni costo a un pezzo che è già un capolavoro? Perché la tua cover è questo, un testo privo di interesse su una base musicale quasi identica a quella scritta nel ’92 dagli inglesotti di cui sopra. Non trovi anche tu che sia, almeno ai fini musicali, assolutamente inutile? No? Leggiamoci i testi, allora.
Riporto il testo di Creep in inglese (“Sfigato“, in italiano, che coincidenza) per salvare la musicalità delle parole. In fondo, non è un testo difficile da comprendere anche per un italiota.
When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You’re so fuckin’ special
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t care if it hurts
I want to have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When I’m not around
You’re so fuckin’ special
I wish I was special
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
She’s running out again,
She’s running out
She’s run run run running out…
Whatever makes you happy
Whatever you want
You’re so fuckin’ special
I wish I was special…
But I’m a creep, I’m a weirdo,
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t belong here.
Capito? Mica cazzi. E siamo nei primi anni ’90, quando la sfiga e lo struggimento stavano diventando il pane quotidiano dei giovincelli imberbi. Non come adesso, che se non giri in una scatola di latta rumorosa mentre chatti dal tuo iphone non sei nessuno. E infatti, ecco cosa ci tocca sentire 17 (eh ma che sfiga!) anni dopo.
La versione di Vasco si intitola “Ad ogni costo”, almeno lo ammette, e dice:
Guarda che lo so (un incipit dimesso)
che gli occhi che hai (già, per fortuna, ben due)
non son sinceri (dici? Tom Yorke a questo punto mi aveva già dato dell’angelo)
sinceri mai (ah già, tu lo sai)
già da quando ti svegli (di cosa stiamo parlando? Non l’ho ancora capito)
nanana (un’innovazione stilistica, finalmente)
tanto è lo stesso (e allora, ripeto, di che stiamo parlando?)
soffro anche spesso (chi l’avrebbe mai detto?)
Ma sono qui (ah ecco che era)
amo dirtelo (non è detto che noi amiamo ascoltarti, però. E comunque a me non capita mai di dover sottolineare la mia presenza, e se mi capitasse forse penserei di non essere gradito)
voglio restare insieme a te (finalmente arriviamo al punto, ecco che minchia volevi)
ad ogni costo ad ogni costo (sì, sì, l’abbiamo notato che faresti qualunque cosa. Tipo una cover del cazzo)
Guarda che lo so (merda, mi hai scoperto)
che gli occhi che hai (fiùù, pensavo mi avessi beccato quelli di riserva)
non son sinceri, sinceri mai (e vabbe’, ormai che cazzo gli dici, è convinto)
neanche quando ti svegli (ma prima o dopo aver tolto le caccole?)
nanana (questo mi sembra il verso più significativo)
tanto è lo stesso (quindi, che dici, ce lo possiamo risparmiare il resto?)
soffro anche spesso (non mi sembra un buon motivo per far soffrire le orecchie altrui)
Ma sono qui, amo dirtelo (hai deciso di non risparmiarci, eh? Canaglia)
voglio restare insieme a te (c’era bisogno di rovinare un pezzo storico per dire ‘sta cazzata?)
ad ogni costo, ad ogni costo (tanto mica paghi te)
Guarda che lo so (mi pare tu lo abbia già detto)
mi tradirai (un altro verso mai sentito nella canzone italiana, signori e signore)
io ti conosco (e allora perché continui a cantare?)
e lo farai (sì, sì, ok, però è colpa tua se ti tradisco. Banalità per banalità, ci stava bene)
senza neanche rimorso (a questo punto, perché non scrivere anche “meglio un rimorso che un rimpianto”?)
nanana (continuo a trovarlo il miglior verso della canzone)
tanto è lo stesso, soffro anche spesso (sì, d’accordo, mi dispiace, ma in conclusione, cosa volevi dire con questa canzone?)
Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo
Ok. Dunque tutto ‘sto casino per dire? Non mi lasciare? Ma non è che il senso della canzone era in quel “nananana”?
Mi vengono in mente due cose. La prima è che quel titolo lì è un avviso di pericolo, un “guarda che io devo cantare ad ogni costo, anche se non ho un cazzo da dire” e mi ricorda molto quando Francesco Renga si cimentò in un’impresa letteraria pubblicando Come mi viene (già, chissà come caspita ti è venuto in mente). La seconda cosa è che mi sento come quando ho scoperto la versione italiana di Nothing else matters cantata da Marco Masini e intitolata “E chi se ne frega”.
E quindi?
E quindi, prima di gustarvi un libro o una canzone, leggete bene il titolo. Forse sta tentando di dirvi qualcosa.


Grazie per il comment D. e complimenti per il blog, ottima idea!
21 giugno 2011 alle 12:29
Ottima analisi, concordo su tutto. Ed infatti nel mio sito questa cover non l’ho messa..
http://duetsandcovers.wordpress.com/
Ciao
11 giugno 2011 alle 13:40
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