L’ippopotamo con le ali

Morto a 33 anni come Cristo, irriverente fino alla fine. La sera del 4 marzo 1982 John Belushi si sbronza forte insieme alla cantante Cathy Smith, un po’ di roba tagliata male e quella stanza del Chateau Marmont di Los Angeles è l’ultima cosa che vede. Per sua stessa ammissione solo sul palcoscenico riusciva a capire chi era, il problema semmai era la vita reale, un casino incontrollabile di cui non riuscì mai ad avere il controllo. Un ippopotamo con le ali, un grasso ragazzo figlio di immigrati albanesi il cui talento è esploso e volato via rapidamente; un cazzone comico come pochi al mondo, che ballava e cantava da dio. Queste che seguono sono le parole di John Landis, l’artefice del successo cinematografico di Belushi, prima con Animal House e poi con l’intramontabile The Blues Brothers.

Per me era un grande amico, uno di famiglia, una persona a cui ero profondamente legato sia a livello umano che professionale. Parlando di lui è inutile usare mezzi termini: come attore era fantastico, brillante, simpatico e imprevedibile. Un talento straordinario e irripetibile. La sua scomparsa è stata un vero shock per me e per quanti lo amavano. Però il fatto è che John tirava troppo di cocaina ed esagerava con l’alcol, e queste dipendenze uccidono senza pietà. I giri di parole, le ipocrisie, sono inutili: John era un tossicodipendente, e come tale assolutamente impossibile da aiutare. Non perchè fosse lui, ma perchè chiunque soffra di dipendenza, di qualunque tipo essa sia, deve volerne uscire e farcela da solo. In quei casi non contano gli sforzi degli altri, di chi ti sta vicino: devi trovare la forza esclusivamente dentro di te. Lui non la trovò, punto, fine della storia. Tutte le chiacchiere sulla sua morte, i misteri e i dubbi, per me non esistono. Certo, poi la gente è sempre pronta a credere a qualsiasi cosa, basta dirgliela. Ma io no, francamente“.

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One thought on “L’ippopotamo con le ali

  1. persephone81 ha detto:

    Reblogged this on Just another holder.

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