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Patti Smith – ‘Just Kids’

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Consigli di lettura in occasione del settantesimo compleanno di Patti Smith.

Just Kids non è esattamente una biografia, è un inno all’arte e all’amicizia. E’ la storia di una ragazzina di Chicago che trova nella New York di metà anni ’60 il luogo ideale per nutrire la sua anima tormentata e insaziabile, alla scoperta delle infinite declinazioni attraverso le quali il tutto artistico fa prepotentemente irruzione nella sua vita. E’ la New York del Village, dei Velvet Underground, di Andy Warhol, è il luogo perfetto in cui Patti – al secolo Patricia Lee Smith – può finalmente immergersi nella letteratura e nella poesia, per poi approdare a quel meraviglioso esordio rock chiamato Horses. Al suo fianco Robert Mapplethorpe, artista straordinario alla ricerca di un equilibrio tutto da costruire e insieme al quale inizierà il suo personalissimo percorso di iniziazione all’arte.

Imperdibile.

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Tom Waits – “Rain Dogs” (1985)

“La musica, cioè, la vera musica, non solo il rock ‘n roll, ti sceglie. E’ lì che vive nella tua macchina o quando sei solo con la tua cuffia; vedi ponti immensi e panoramici, hai in testa cori angelici.. E’ un luogo assolutamente diverso dall’immenso e benevolo grembo dell’America” (Almost Famous, di Cameron Crow, 2000)

rain dogs

Questa non è una recensione. E’ una preghiera, un invito all’ascolto. I capolavori esistono per riequilibrare il nostro traballante concetto di arte, sono un modo per resettare cuori, teste, orecchie e svuotare la ‘cache’ di mediocrità musicale alla quale inevitabilmente – e ciclicamente – ci si abbandona. A trent’anni dalla sua pubblicazione Rain Dogs è ancora uno di quei capolavori capaci di incantare senza cause apparenti, lungo quella “wrong side” testimone del fallimento del sogno americano e simbolo di un’America sguaiata e problematica, quella dell’eccesso e dell’emarginazione. I diciannove capolavori che compongono il disco sono un concentrato del mondo di Waits, l’anima e le storie proprio di quei rain dogs (così venivano chiamati i vagabondi di Los Angeles) di cui è costellata la sua esperienza musicale e umana. E da cui scaturisce la sua inimitabile poetica, autentica perché vissuta sulla propria pelle. La sua voce catramosa e gli arrangiamenti scarni sono il veicolo perfetto per la confluenza di blues e jazz, passando attraverso cupe ballate notturne, il tango e le amate marcette, che sembrano accompagnare il passo sgangherato e incerto dei protagonisti decisamente “full of bourbon” che abitano questo disco.

Tracklist:

Side one

  1.  Singapore
  2.  Clap Hands
  3. Cemetery Polka
  4. Jockey Full of Bourbon
  5. Tango Till They’re Sore
  6. Big Black Mariah
  7. Diamonds & Gold
  8. Hang Down Your Head
  9. Time

Side two

  1. Rain Dogs
  2. Midtown (instrumental)
  3. 9th & Hennepin
  4. Gun Street Girl
  5. Union Square
  6. Blind Love
  7. Walking Spanish
  8. Downtown Train
  9. Bride of Rain Dog
  10. Anywhere I Lay My Head
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